AVEZZANO – L’atmosfera pre-elettorale si fa frizzante e, tra un programma da presentare e una promessa da limare, spunta la scena più tipica dei campetti di una volta: chi entra in campo per primo?
Cesareo si sarebbe avvicinato al “campo da gioco” della politica locale dicendo: “Adesso gioco io!” Un entusiasmo da ricreazione del giovedì, quando si correva senza sapere ancora in che ruolo si sarebbe finiti.
Dall’altra parte, l’attuale sindaco e possibile ricandidato Di Pangrazio, avrebbe risposto con la classica frase che ogni bambino ha detto almeno una volta nella vita: “No, il pallone è mio!”
La metafora è chiara: uno vuole tirare in porta, l’altro vuole fare ancora il capitano. Intorno, i cittadini osservano come i compagni di classe appoggiati alla rete, aspettando che qualcuno decida chi batte il calcio d’inizio. Nessuna lite vera, nessuna tensione politica: solo la sensazione che, come in ogni partita al parco giochi, la cosa più complicata non sia segnare… ma mettersi d’accordo su chi comincia.
E nel frattempo la Marsica guarda, sorridendo: dopotutto, chiunque vinca, l’importante è che almeno questa volta non si gonfi il pallone all’ultimo minuto.








