AVEZZANO – Quando muore un familiare, la prassi è chiara: serranda abbassata, cartello “Chiuso per lutto” e attività sospesa per qualche giorno. Una regola non scritta, ma rispettata da tutti. O quasi.
Fa eccezione un’agenzia funebre del centro, dove, alla notizia della scomparsa del titolare, i figli hanno preso una decisione destinata a far discutere: nessuna chiusura, ma anzi un cartello in vetrina tanto semplice quanto destabilizzante — “Aperto per lutto”.
“Ci abbiamo pensato”, raccontano, “ma chiudere ci è sembrato poco coerente. Anzi, quasi irrispettoso… verso il lavoro”.
La scelta ha immediatamente attirato l’attenzione dei passanti, molti dei quali si sono fermati davanti alla vetrina nel tentativo di capire se si trattasse di una provocazione, di un errore o di un nuovo modello di comunicazione. “All’inizio pensavo fosse uno scherzo”, racconta un uomo, “poi ho visto che dentro stavano lavorando davvero”.
Secondo quanto riferito, l’attività non solo è rimasta operativa, ma ha proseguito senza alcuna variazione, inclusa — circostanza che alcuni definiscono “di straordinaria coerenza” — l’organizzazione del funerale dello stesso titolare.
“È stato tutto molto professionale”, riferisce un cliente presente, “forse anche troppo. A un certo punto non capivo più se fossi lì per lui o per un servizio”.
Non sono mancati momenti di inevitabile cortocircuito emotivo: un parente avrebbe chiesto informazioni sui fiori mentre, a pochi metri, altri familiari discutevano degli stessi allestimenti per la cerimonia del defunto.
Nel frattempo, il cartello in vetrina è diventato oggetto di foto e condivisioni, trasformandosi in poche ore in un piccolo caso locale. Alcuni commercianti della zona hanno espresso solidarietà, pur ammettendo che “in effetti, nel loro caso, il concetto di chiusura per lutto è complicato da gestire”.
I figli, però, non sembrano avere dubbi: “Nostro padre avrebbe voluto così. Ci avrebbe cacciato se avessimo chiuso proprio adesso”.
E mentre la città si interroga sul confine tra rispetto e coerenza professionale, l’agenzia continua la sua attività, con la serranda alzata e quel cartello lì, immobile, a ricordare che — almeno in certi mestieri — fermarsi non è sempre un’opzione.








