AVEZZANO – C’erano quelli che parlavano di sfida aperta, quelli che aspettavano lo spoglio e quelli che avevano preparato analisi, proiezioni, scenari e possibili ribaltoni.
Poi sono arrivati i risultati.
E i risultati, con la delicatezza di una ruspa parcheggiata in salotto, hanno sostanzialmente comunicato una cosa sola: gli avezzanesi avevano già deciso.
Con una vittoria ampia e un consenso che supera il 62%, Giovanni Di Pangrazio viene riconfermato alla guida della città e chiude la pratica elettorale con un margine che, secondo alcuni osservatori, rende lo scrutinio più simile a una conferma che a una competizione.
In città il clima è quello delle grandi occasioni. C’è chi festeggia, chi commenta, chi fa conti sulle preferenze e chi, più pragmaticamente, avrebbe già iniziato a togliere dal cassetto i volantini per il 2031.
Secondo ricostruzioni non confermate, subito dopo aver preso visione dei numeri il sindaco avrebbe osservato il tabellone per alcuni secondi, avrebbe sorriso e avrebbe pronunciato una frase destinata a entrare nella storia politica cittadina:
«Dopo il 62% sono pronto alla candidatura a Papa.»
Una battuta, ovviamente. O forse una metafora. Del resto il messaggio sarebbe semplice: quando una comunità ti conferma con numeri del genere, il livello successivo sembra inevitabilmente sproporzionato.
Fonti vicine all’ambiente raccontano che nei minuti successivi siano state escluse ipotesi come Provincia, Regione e Parlamento, considerate «troppo prudenti».
Tra i cittadini, intanto, prevale il fair play.
«Gli altri candidati hanno fatto la loro corsa, ma qui sembrava che qualcuno fosse partito direttamente dalla discesa», commenta un elettore.
Un altro aggiunge: «Io non l’ho votato, però a un certo punto ho iniziato a pensare di averlo fatto senza ricordarmelo».
In serata il Comune ha comunque precisato che al momento non sono previste primarie in Vaticano e che il sindaco resterà concentrato su Avezzano.
Almeno fino alle prossime elezioni. Poi si vedrà.








